Biografia

Giovanna Strada è nata a Ragusa, vive e lavora a Milano.

Si è formata alla Scuola Politecnica di Design di Milano, avendo tra i suoi professori Nino Di Salvatore, Gaetano Kanitzsa, Bruno Munari.

Dopo gli studi collabora con il servizio di Corporate Identity dell'Olivetti, dove si occupa di progetti per mostre ed in particolare di quella storica itinerante “Design Process” tenutasi presso la Triennale di Milano. Questa esperienza le dà l'opportunità di familiarizzare con lo spazio architettonico e le dinamiche della percezione cinestesica. Dal 1998 è partner dello studio Micieli Design Workshop di Milano.

​La sua ricerca muove sin dall'inizio tra il design, la pittura concretista e lo studio della percezione visiva.

Opere costituite da figure elementari – il cerchio e il quadrato – e da una scelta cromatica riconducibile ai colori complementari e agli opposti bianco e nero, si relazionano e si sviluppano nello spazio.

​Negli anni Novanta sperimenta gli “spazi virtuali”, caratterizzati da piccole unità pittoriche giustapposte sulla parete secondo relazioni logico-geometriche che danno vita a figure latenti, dove il vuoto interagisce con l’opera suscitando in chi guarda una dialettica tra percezione e pensiero. 

​Dagli anni Duemila adotta l’antitesi cromatica esclusiva di bianco - nero Una figura  di riferimento  consente lo sviluppo di molteplici unità con identità e configurazioni diverse, la comparazione tra le diverse unità è l’essenza della percezione. La figura di riferimento, grazie alla sua  particolare configurazione, permette la costruzione di strutture complesse ed estese che si svolgono sulle pareti, in percorsi orizzontali e verticali ritmati che apportano all'opera una ricchezza visiva e interpretativa in cui l’osservatore scopre variazioni e combinazioni differenti.

Unita -Interazione - Spazio sono i temi di questa ricerca in bianco e nero.

Nell'ultima serie di lavori, ha ripreso lo studio sulle figure latenti, in una visione nuova e più essenziale, generate dall'interazione di vuoti e pieni, che alternandosi nello spazio, creano una zona d’interscambio tra spazi reali e spazi immateriali.

Le sue opere, interagiscono e si sviluppano nello spazio architettonico, l’osservatore diviene protagonista nella costruzione dell’opera, affina le sue capacità percettive, mette in atto un processo mentale in base al proprio vissuto e alla propria immaginazione.

Lo spazio viene vissuto come esperienza spazio-temporale, in cui la combinazione di sensazioni visive e cinestesiche intervengono cogliendo il cambiamento dell’oggetto attraverso i vari punti di vista.